La scrittrice si è aggiudicata il premio con il libro “Questa notte non torno” (Feltrinelli), che ha ottenuto 62 voti sui 146 inviati dalla Giuria Popolare.

Antonella Sbuelz, con il libro “Questa notte non torno” (Feltrinelli) è la vincitrice della 1^ edizione del Campiello Junior, il nuovo riconoscimento letterario nato dalla collaborazione tra la Fondazione Campiello e Pirelli per opere italiane di narrativa e poesia scritte per ragazzi tra i 10 e i 14 anni.

Il libro premiato, annunciato venerdì scorso nel corso di un evento presso il Campus di H-Farm a Roncade, ha ottenuto 62 voti sui 146 inviati dalla Giuria Popolare composta da ragazzi dell’ultimo anno delle scuole primarie e del triennio delle scuole secondarie di primo grado. Il vincitore sarà celebrato a settembre durante la Cerimonia di Premiazione del Campiello 2022.

Aziz e Mattia si incontrano per caso una notte: Mattia è scappato di casa e Aziz, dopo il lungo viaggio, è arrivato in Italia e dorme vicino a una siepe, solo e affamato. Mentre Mattia gli dà da mangiare il poco che ha e lo accoglie nel suo rifugio segreto nei sotterranei di una scuola, Aziz gli racconta la sua storia. Nella notte, però, Mattia si accorge che il ragazzino afghano scotta e ha la febbre alta. Cercando di aiutarlo, Mattia scopre la vera identità di Aziz, che non è affatto chi sembra. Un finale inatteso per una storia che alterna ai colpi di scena la scoperta più emozionante: quella dell'amicizia, dell'amore, dell'umanità. 

 

«Le mie mani non tremano mai. Sono una chirurga, ma alle donne non è consentito operare. Men che meno a me: madre ma non moglie, sono di origine italiana e pago anche il prezzo dell’indecisione della mia terra natia in questa guerra che già miete vite su vite.
Quando una notte ricevo una visita inattesa, comprendo di non rispondere soltanto a me stessa. Il destino di mia figlia, e forse delle ambizioni di tante altre donne, dipende anche da me. Flora e Louisa sono medici, e più di chiunque altro hanno il coraggio e l’immaginazione necessari per spingere il sogno di emancipazione e uguaglianza oltre ogni confine.
L’invito che mi rivolgono è un sortilegio, e come tutti i sortilegi è fatto anche d’ombra. Partire con loro per aprire a Parigi il primo ospedale di guerra interamente gestito da donne è un’impresa folle e necessaria. È per me un’autentica trasformazione, ma ogni trasformazione porta con sé almeno un tradimento. Di noi stessi, di chi ci ama, di cosa siamo chiamati a essere.
A Parigi, lontana dalla mia bambina, osteggiata dal senso comune, spesso respinta con diffidenza dagli stessi soldati che mi impegno a curare, guardo di nuovo le mie mani. Non tremano, ma io, dentro di me, sono vento.»

Questa è la storia dimenticata delle prime donne chirurgo, una manciata di pioniere a cui era preclusa la pratica in sala operatoria, che decisero di aprire in Francia un ospedale di guerra completamente gestito da loro. Ma è anche la storia dei soldati feriti e rimasti invalidi, che varcarono la soglia di quel mondo femminile convinti di non avere speranza e invece vi trovarono un’occasione di riabilitazione e riscatto.
Ci sono vicende incredibili, rimaste nascoste nelle pieghe del tempo. Sono soprattutto storie di donne. Ilaria Tuti riporta alla luce la straordinaria ed epica impresa di due di loro.

Alla questura di Treviso piovono strane telefonate: per tener fede alla propria fama di eccellente, umanissimo detective, l'ispettore Stucky non disdegna casi surreali. Minacciano il convento dei francescani di profanare tombe celebri, tipo quella di Pietro Alighieri o Francesca Petrarca? Pronti. Un agricoltore trova spaventapasseri horror zuppi di sangue? A disposizione. Un imprenditore visionario troppo propenso a farsi giustizia da solo chiede aiuto? Arriviamo. L'umorismo creativo di Fulvio Ervas, arricchito dal suo acume socio-scientifico, fanno della serie di Stucky un unicum nel panorama del giallo nostrano.

Le prenotazioni della gita del 23/4 Iter aquileiense si faranno martedì 19, mercoledì 20 sempre dalle 15 alle 17 e, a seguire, se ci sarà posto, in sala.