«Qualcuno ha scritto, un giorno, che si riconosce la felicità dal rumore che fa andandosene»
«Nella città di Gaza, ogni mattina Nabil apre la sua libreria sotto le bombe.»
Il libraio di Gaza
Julien Desmanges è un fotografo francese inviato a Gaza. Un mattino, girando per le stradine più nascoste della città, incappa in un uomo seduto davanti alla sua bottega. Ai piedi e ai lati pile di libri vecchi e meno vecchi: Julien capisce subito che sarebbe uno scatto perfetto, e domanda all’uomo il permesso di fotografarlo. E Nabil, questo il nome del libraio, glielo concede, ma solo dopo avergli raccontato la sua storia. Perché sono le parole che danno profondità all’immagine. Con un bicchiere di tè alla menta in mano, Julien ascolta allora la storia di Nabil, dall’esodo alla prigione, dall’impegno alla disillusione politica, dall’amore ai figli, dagli studi al teatro, dalle speranze al dolore di vedere soffrire chi si ama. Si dice che quando muore un vecchio, brucia una biblioteca intera: ed è questa verità che Nabil svela agli occhi del fotografo. In un racconto disseminato dei libri che hanno segnato la sua esistenza, il libraio narra la storia di un uomo tenacemente aggrappato all’idea che a ogni pagina che volterà sarà più libero.
Il libraio di Gaza è un racconto intenso e profondamente umano, capace di trasformare una quotidianità fragile in un simbolo di resistenza culturale. Al centro della narrazione c’è Nabil, un libraio che ogni mattina apre la sua bottega nonostante il fragore delle bombe che scuotono la città. Il suo gesto, semplice e ostinato, diventa il filo conduttore di una storia che parla di coraggio, memoria e dignità.
La libreria di Nabil non è soltanto un luogo fisico: è un rifugio, un punto di incontro, un baluardo contro la distruzione. Tra scaffali sopravvissuti ai bombardamenti e libri che portano i segni della guerra, si intrecciano storie di lettori, amicizie inattese e piccoli atti di solidarietà che illuminano l’oscurità del conflitto.
La scrittura è limpida, evocativa, capace di restituire la complessità di Gaza senza mai cadere nel sensazionalismo. L’autore sceglie di raccontare la guerra attraverso i dettagli minimi — una tazza di tè condivisa, una pagina sfogliata, un cliente che ritorna — mostrando come la cultura possa diventare un atto di resistenza quotidiana.
Nabil emerge come un personaggio indimenticabile: non un eroe nel senso tradizionale, ma un uomo che difende la bellezza e la conoscenza anche quando tutto intorno sembra crollare. La sua storia invita a guardare oltre i titoli dei giornali e a ricordare che, persino sotto le bombe, le parole possono continuare a vivere.
Il libraio di Gaza è un libro che commuove e fa riflettere, un invito a credere nella forza della cultura anche nei luoghi più feriti.
