Anche quest’anno Il libro delle 18.03 si prepara a salutare le festività e ad accogliere il nuovo anno con un pensiero di speranza.
Il 2026 si avvicina e ci auguriamo che possa finalmente essere un anno di pace, soprattutto per le terre vicine e martoriate dell’Ucraina e della Palestina.
Come da tradizione, il nostro augurio non può che passare attraverso le pagine di un libro. Quest’anno presenteremo: “Quel che resta di un giorno. Un calendario civile per il Friuli Venezia Giulia” Un’opera che intreccia memoria e impegno civile, invitandoci a riflettere sul valore del tempo, dei ricordi e delle responsabilità condivise. Il libro agenda curato da Alessandro Cattunar si compone di 16 contributi, fra i quali quelli di Anna Di Gianantonio, Franco Perazza e dello stesso Cattunar di cui, in allegato, l’introduzione.
La serata sarà un’occasione per ritrovarci, ascoltare, riflettere insieme e, al termine, alzare i bicchieri in un brindisi augurale.
Un gesto semplice ma prezioso, da condividere con i nostri ospiti, con il pubblico che ci segue da sempre e con tutti coloro che vorranno passare con noi questo momento di comunità.
Un brindisi alla cultura, alla memoria, alla pace e al futuro.
Perché ogni libro è un ponte, e ogni incontro un seme di futuro migliore.
Vi aspettiamo, numerosi come sempre,
Lo staff delle 18.03
È così che, in ogni famiglia, in ogni comunità, inizia a costruirsi un calendario civile, una successione di momenti che riteniamo averci segnato, non solo come individui, ma come comunità. Una serie di giorni, che restano (Alessandro Cattunar).
Un calendario civile del Friuli Venezia Giulia che si affianca a quello nazionale e a quello europeo. Un mosaico di date e di luoghi, di esperienze individuali e collettive, di memorie traumatiche e di slanci verso il futuro. Venticinque date collegate a eventi del Novecento che hanno segnato la storia del territorio sul piano politico, sociale, del lavoro, dei diritti. Venticinque “giornate particolari”, in cui qualcosa inizia, o finisce. Fasi in cui un ciclo si chiude, in modo traumatico o attraverso uno slancio collettivo. Momenti in cui vecchie regole vengono abbandonate e nuove regole vengono stabilite. Nuovi accordi, nuovi confini, nuove relazioni. E poi arriva il “dopo”, quando tutto dovrà essere reinventato, quando si sente la possibilità di un nuovo inizio che, almeno in parte, è nelle nostre mani.
