La giornalista Cecilia Sala, da  quindici giorni è rinchiusa nel carcere di Evin a Theran, in isolamento, in condizioni  gravi e preoccupanti.

E’ stata fermata, prelevata dal suo albergo, il 19 dicembre scorso dalle autorità di polizia iraniane. 

Deve essere liberata subito.

Il giornalismo non è un reato e la libertà di stampa è un diritto non negoziabile.

Il regime autoritario degli ayatollah trattiene in carcere in maniera arbitraria 42 giornalisti e giornaliste.

La prigione in cui è rinchiusa in isolamento Cecilia Sala è tristemente nota per l’alta percentuale di dissidenti, intellettuali, soprattutto donne, studentesse e attiviste che alzato la testa contro l’apartheid di genere e gli obblighi di uno stato teocratico e della sua polizia morale.

Cecilia Sala deve essere liberata subito.

 

 

Cari amici delle 18.03,

ci stiamo avvicinando alle festività del Natale, della fine dell’anno in corso e dell’inizio di quello nuovo.  Vogliamo essere ancora una volta insieme, è ormai un appuntamento tradizionale quello di ogni dicembre, per augurare Buone Feste nel modo che conosciamo meglio, cioè con la presentazione, il 19 dicembre, di un libro, "Nero è il colore delle note" è il titolo del volume, scritto da un amico della nostra rassegna, Alessandro Mezzena Lona.

Il 2025 sarà un anno particolarmente importante per Gorizia e per tutto il territorio, in Italia e in Slovenia: Go!2025 Nova Gorica Gorizia capitale europea della cultura è un traguardo fortemente voluto e raggiunto prima di tutto grazie alla volontà delle due popolazioni di abbattere i muri e promuovere la convivenza. E' una tappa fondamentale, resa possibile dagli sforzi di tanti decenni, compiuti anche da circoli, associazioni, singoli cittadini, di qua e di là del confine, per costruire relazioni, ponti culturali e linguistici, amicizie personali molto solide e collaborazioni fruttuose.

Proprio un dialogo profondo e costante, ha permesso di sanare una frattura innaturale, causata dalla volontà di sopraffazione e dai nazionalismi del Novecento. Bella è l’immagine-simbolo realizzata da Lorenzo Mattotti, scelta come manifesto ufficiale di “GO!2025” e “GO!2025&Friends”. Si vede una coppia che danza su un ponte, sopra il fiume Isonzo/Soča, segno efficace dell’armonia e della condivisione di un viaggio che parte proprio dal confine. Il messaggio è rivolto a tutto il resto del mondo, dimostrando come la pace e la condivisione siano un percorso non solo possibile, ma addirittura necessario in un contesto generale drammatico, con troppe guerre - anche molto vicine - con la fame e la miseria la miseria, che troppo spesso ci lasciano indifferenti o meglio assuefatti.

La cultura può fare molto, lo dimostra il percorso portato avanti da tantissime persone in queste zone. Sentirci ed essere parte di questo cammino, già da tanti anni, ci rende orgogliosi, anche perché lo abbiamo sempre compiuto con convinzione,  senza attendere aiuti o ricorrenze.

L’appuntamento del 19 dicembre, con la presentazione del libro di Mezzena Lona, fa parte di questa strada e sarà bello incontrarci, vederci e rivederci, brindando insieme a un nuovo anno tutti speriamo sia di salute e di pace.

Lo staff delle 18.03

Caterina, Sara, Franca, Giorgia, Valentina, Massimiliano, Massimo, Nicola, Andrea, Nevio, Paolo…

Nero è il colore delle note nasce da una sfida. Quella che Romeo Toffanetti ha lanciato ad Alessandro Mezzena Lona: scrivere una storia partendo da una trentina di tavole che il disegnatore di Nathan Never, personaggio a fumetti di Sergio Bonelli editore, ha realizzato senza seguire un preciso percorso narrativo. Ha preso forma, così, un romanzo che rende omaggio a Cornell Woolrich, lo scrittore americano capace di ispirare con le sue storie l’Alfred Hitchcock della Finestra sul cortile e il François Truffaut de La sposa in nero. Un viaggio in un possibile, oscuro presente che riporta alla memoria le atmosfere Hard Boiled care a Raymond Chandler e Dashiel Hammett. Ma che si interroga, al tempo stesso, sulle sempre più invasive manipolazioni tecnologiche sperimentate sul corpo e sul cervello umano.                                    Alessandro Mezzena Lona, per sedici anni è stato responsabile delle pagine culturali del quotidiano «Il Piccolo». Nel 2013 ha vinto il Premio Grado Giallo Mondadori con Non credere ai santi. Ha scritto i romanzi La via oscuraLa morte danza in salitaL’amore danza sull’abisso; ha curato con Mitja Gialuz il volume Barcolana un mare di racconti, Premio Speciale Marincovich 2019, pubblicato anche in versione inglese per HarperCollins.  Ne Il poeta delle pantegane ha raccontato la vita e i versi di Federico Tavan. Cura il blog Arcane Storie e collabora alla rivista «Doppiozero». Con Ronzani Editore ha pubblicato il romanzo Il cuore buio dei Miracoli.

Farà tappa a Gorizia, evento speciale della nota rassegna Il libro delle 18.03, lo scrittore Diego Marani, vincitore della 5^ edizione del Premio Letterario Friuli Venezia Giulia Il racconto dei luoghi e del tempo, istituito dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia con Fondazione Pordenonelegge, e proprio in questa veste autore anche del racconto lungo La lingua virale (Italo Svevo edizioni), ambientato a cavallo dei due confini, fra Italia e Slovenia, concepito nello spirito della Capitale europea della Cultura che, dal prossimo 8 febbraio, unirà le città di Gorizia e Nova Gorica. Proprio questo libro sarà al centro dell’incontro in programma giovedì 28 novembre, naturalmente alle 18.03, nella Sala Conferenze Trgovski Dom. Introdotto dal curatore della rassegna Paolo Polli, Diego Marani converserà con gli scrittori Tullio Avoledo e Alberto Garlini, curatore di pordenonelegge. L’ingresso all’evento è liberamente aperto alla città. Il libro delle 18.03 ripartirà con un nuovo cartellone nella primavera 2025.

Incentrato sul tema dei confini in rapporto alla lingua madre dei cittadini, La lingua virale racconta, pagina dopo pagina, l’irruzione di un virus’, l’’Europanto, lingua libera e transnazionale, alla quale si oppongono i difensori della lingua nazionale che vorrebbero sorvegliare strettamente i confini per arginarla. La lingua virale, proprio come un’opera letteraria, contribuisce a individuare e rendere evidenti i paradossi insiti in ogni rigida posizione ideologica, in un grottesco crescendo che racconta l’”infezione” delle cellule della lingua ufficiale. Questa lingua trasgressiva, che è l’Europanto inventato nel ’96 dallo stesso Marani, rappresenta in fondo il sogno di parlare tutte le lingue europee e l’incubo di non capirsi mai. È una lingua che funziona se chi la parla sa con chi sta parlando. Ma è lo stesso Marani, alla fine di una narrazione densa di trovate e di sorprese, a mostrarci che la lingua è il mondo che abbiamo in comune con chi non conosciamo. I confini, infatti, spesso sotto accusa perché “dividono”, sono aree dentro le quali si formano e si sviluppano caratteri materiali e simbolici di efficace funzionalità. E questo non vale solo per gli Stati, ma in generale per la geografia di tutti i viventi, come anche per la socialità, la religione e la lingua. Il confine ha sempre due versanti che si interfacciano, e nella possibilità di essere attraversati custodiscono insieme l’allarme e la linfa vitale del comprensorio.

Dal racconto lungo di Diego Marani uscito lo scorso autunno è tratta anche, a firma di Silvia Mercuriali e per la sua regia, la pièce omonima La lingua virale, che sarà rappresentata in “europanto, nella produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia di scena al Rossetti a Trieste, dal 23 al 25 novembre in Sala Bartoli. Per temi, idealità e modalità di creazione la pièce, realizzata con il sostegno della Regione FVG, è strettamente legata ai principi di GO!2025 e all’utopia di confini che siano luoghi di scambio, evoluzione e non di chiusura e immobilità.

Diego Marani è nato a Ferrara nel 1959. Interprete di formazione, è stato al servizio dell’Unione Europea, dove ha ricoperto diversi incarichi, da ultimo quale coordinatore della diplomazia culturale europea presso il Servizio europeo di azione esterna. È stato inoltre Direttore dell’Istituto italiano di cultura di Parigi. I suoi romanzi sono tradotti in più di 15 lingue. Con Nuova grammatica finlandese (2000) ha vinto il Premio Grinzane Cavour e con L’ultimo dei Vostiachi (2002) il Premio Selezione Campiello. Ha pubblicato inoltre Il compagno di scuola (Premio Cavallini 2005), Vita di Nullo (Finalista al Premio Stresa 2017) e La città celeste (2021). Il suo ultimo romanzo, L'uomo che voleva essere una minoranza è uscito nel 2022. È l’inventore della lingua-gioco Europanto, in cui ha tenuto per anni una rubrica in diversi giornali europei, collabora con Il Sole 24 Ore e tiene un blog sul sito di informazione europea eunews.it

Si è conclusa lo scorso giovedì 7 novembre, con la presenza del noto scrittore milanese Marco Balzano – già Premio Campiello, Bagutta, finalista allo Strega e vincitore in Francia del Prix Méditerranée – l’edizione autunnale della rassegna letteraria de Il libro delle 18.03. 

Nata nell’ottobre del 2008 all’interno della stazione dei treni di Gorizia, la rassegna ha oltrepassato le frontiere del nostro territorio, facendosi conoscere in regione e al di là del confine, ospitando anche alcuni fra i più conosciuti scrittori sloveni. E' lo spirito di Nova Gorica e Gorizia capitale europea della cultura 2025, non solo un'occasione turistica o imprenditoriale, ma soprattutto un nuovo modo di comprendere e intendere la cultura dell'essere cittadini di questo territorio che vorremmo sempre più unito nelle sue diversità. La rassegna è ormai conosciuta anche dalle più apprezzate case editrici italiane, che sanno di avere a Gorizia un punto di riferimento prestigioso per le loro proposte letterarie.

L’edizione autunnale si è inaugurata il 26 settembre con Storia di una linea bianca di Alessandro Cattunar, primo appuntamento di una serie di dodici che hanno toccato, oltre Gorizia, punto fermo delle 18.03, anche i comuni di Gradisca, Romans d’Isonzo, Mossa; gli incontri sono stati seguiti da un pubblico attento e numeroso, che in alcune occasioni non è stato possibile contenere nelle sedi prescelte. Circa mille, per difetto, le presenze complessive di questa edizione, non poche per testi di narrativa.

Non possiamo citare tutti gli autori di quest’ultima edizione, alcuni per la prima volta ospiti dell’appuntamento delle 18.03, ma speriamo di averlo fatto adeguatamente in occasione di ogni singolo incontro. Preziosi come sempre gli interlocutori degli autori, giornalisti o scrittori pure loro, critici letterari, amici dello staff delle 18.03; preziosi i lettori ad alta voce, attori e attrici che hanno arricchito ogni incontro con le letture di brani scelti dalle opere presentate. Grazie quindi a Valentina Verzegnassi, Pier Luigi Pintar, Enrico Cavallero.

Tutti gli incontri sono stati videoregistrati da Nevio Costanzo e potranno essere rivisti sulla homepage del nostro sito, piattaforma YouTube o su Facebook, curati entrambi, come anche la grafica, da Max Cao. Grazie a loro per il prezioso contributo che hanno garantito negli anni e continuano a garantire, offrendo un servizio qualitativamente sempre molto elevato.

Stiamo già lavorando per la rassegna della prossima primavera, con un’attenzione particolare al territorio come in quest’ultima edizione. Non mancheranno però degli appuntamenti fuori programma a fare da ponte: il primo ci sarà già il 28 novembre con lo scrittore Diego Marani e il suo libro La lingua virale, Italo Svevo Edizioni, Premio letterario Friuli Venezia Giulia, quinta edizione. L’incontro, in collaborazione con Pordenonelegge, si terrà presso la Sala conferenze del Trgovski dom di Corso Italia, naturalmente alle 18.03.  

Arrivederci quindi a presto

lo staff de Il libro delle 18.03

Il libro delle 18.03, una doppia rassegna che unisce la passione per letture e viaggi con l’attenzione per il territorio

Da sedici anni le 18.03 è l’orario in cui iniziano gli appuntamenti con i libri a Gorizia e dintorni, in primavera e in autunno, le stagioni di passaggio.

Nato nel 2008 con l’idea di costituire una rassegna in continuo movimento, Il libro delle 18.03 è diventato, nel paradosso dei termini, un punto fermo per rafforzare il legame tra cultura e territorio, un appuntamento apprezzato da chi ama la cultura del viaggio e il viaggio nella cultura, ma anche il viaggio nella memoria e nei ricordi.

La rassegna ha visto la luce accanto ai binari che corrono all’estremità nordorientale d’Italia, in una saletta all'interno della stazione dei treni di Gorizia, città di confine, mitteleuropea, che insieme a Nova Gorica sarà capitale europea della cultura nel 2025; città di frontiera quindi, che ben si presta ad accogliere contributi e stili letterari molto diversi.

Ora Il libro delle 18.03 trova ospitalità in altri luoghi di prestigio, sia pubblici che privati, del territorio goriziano, avvicinando, edizione dopo edizione, un pubblico sempre molto numeroso e attento. Questo autunno Il libro delle 18.03 nelle sue trasferte toccherà altri luoghi affascinanti del Friuli Venezia Giulia: da Villa Codelli di Mossa a Casa Candussi-Pasiani di Romans d’Isonzo, alla sala consiliare di Palazzo Torriani a Gradisca d’Isonzo.

Dagli esordi in ambito locale, la rassegna è ormai conosciuta a livello nazionale ed è seguita dalle maggiori case editrici nazionali che propongono ad ogni edizione le loro novità.

Anche la prossima rassegna de Il libro delle 18.03 – che si inaugurerà il 26 settembre a Gorizia all’Auditorium Formedil – proporrà un’ampia e variegata scelta di titoli: da “Storia di una linea bianca - Gorizia, il confine, il Novecento”, di Alessandro Cattunar a “Moda e modi – 1991-2021” di Arianna Boria, da “Breve storia sentimentale dei Balcani” di Angelo Floramo a “Il tiglio spezzato - Indagine sulle sponde dell’Isonzo” di Mirt Komel, da “Per un pugno di terra. Mezzadri e braccianti nel basso Friuli orientale: 1945-1953” di Pier Paolo Gratton a “Gorizia Nova Gorica. Due città in una” di Andrea Bellavite, da “Il giorno prima” di Giovanni Fierro a “I dieci passi dell’addio” di Luigi Nacci a “Sono schizofrenica e amo la mia follia” di Elena Cerkvenič, per concludere con “Bambino” di Marco Balzano il 7 novembre. A Gorizia le presentazioni saranno ospitate, oltre che da Formedil, dal Kulturni Dom e dal Trgovski Dom.

Sempre nell'ottica della cultura in movimento, la rassegna si è nel tempo arricchita con i sabatoINbus, escursioni guidate da scrittori, esperti o giornalisti locali che accompagnano i partecipanti nell’esplorazione del territorio. Negli anni sono state suggestioni letterarie ma anche storiche a portare il pubblico sulle orme di scrittori, artisti ed esponenti di rilievo della storia non solo locale, anche al di là dei confini regionali e nazionali. L’edizione autunnale 2024 propone due uscite: a Ruda e a Scodovacca, nel basso Friuli, a visitare l'Amideria di Perteole e il Parco di Villa Chiozza, alla scoperta di magnifiche strutture di fine Ottocento e della storia dell’imprenditoria locale a cavallo di due secoli; e sul Carso triestino, alla scoperta del Giardino Botanico Carsiana, una piccola perla nascosta fra vigne rigogliose e natura selvaggia.

 

La rassegna gode del patrocinio dei Comuni di Gorizia, Mossa, Gradisca d’Isonzo, Romans d’Isonzo, Sagrado.